Stabilire le nostre radici

Verso la metà del 19 ° secolo, Montreal possedeva il maggior numero di immigrati italiani di qualsiasi città del Canada. La sua popolazione italiana era abbastanza grande da attrarre funzionari del Regno di Sardegna che decisero di aprire un Consolato Generale nel 1861.

Una breve storia della Casa d’Italia

history-1-donofrioAlla fine del 19mo secolo, Montreal accolse la più numerosa comunità italiana del Canada. Agli inizi del 20mo secolo, aumentò la richiesta di manodopera non specializzata e di lavoratori stagionali per la costruzione, di ferrovie, miniere e naturalmente per la costruzione in genere. Nel 1910, Montréal era già in pieno sviluppo ed espansione: cantieri di ogni genere sorgevano dappertutto: sterri per canali e tunnel, sistema di fognature, di trasporto, tranvie e naturalmente la costruzione edile di interi quartieri. Alla richiesta canadese di operai, risposero ben 168,104 lavoratori italiani, di cui la maggior parte si stabilirono a Montréal.

history-2-sottoscrizioneAll’inizio migliaia di questi nuovi arrivati dall’Italia si stabilirono nel centrocittà di Montréal; poi gradualmente si spostarono più a nord della città, fino a Mile End. In quel tempo questo quartiere sorgeva in periferia della città, ove l’aria pura e ubertosi terreni, favorivano la cultura di quei famosi orticelli dei nostri padri e nonni. Oggi la Piccola Italia corrisponde a ciò che fù Mile End.

Realizzazione di un sogno

history-3-balboNegli anni 30 i notabili della comunità e le rappresentanze ufficiali indirono una sottoscrizione pro-Casa d’Italia, un’edificio che fungesse da focolare e punto di riferimento per la comunità intera. Queste personalità furono: A. Sebastiani, Carlo onorato Catelli, S. Biffi, M. Paparelli, e l’autorità ufficiale: Il regio console d’Italia: Giuseppe Brigidi. Queste persone fecero appello a tutta la comunità, alfine di sostenere finanziariamente il progetto. La comunità rispose generosamente entusiasta, con offerte di denaro o manodopera gratuita; mentre gli industriali e imprenditori offrirono maestranze, laterizi o opere (terrazzo, recinto inferro battuto, rifiniture ecc.). Gli artisti da canto loro offrirono il loro contributo, sempre gratuitamente. Trà questi ricordiamo i famosi Guido Nincheri e Guido Casini.  La Casa d’Italia, sogno dei nostri pionieri, risulta essere un’opera comunitaria esemplare e un messaggio per le generazioni future.

history-4-early-communityNel 1934, durante il suo mandato, il sindaco di Montréal, Camillien Houde, fece dono alla comunità italiana di un lotto sito all’angolo di Jean-Talon e Lajeunesse. È sù quest’ appezzamento di terreno che nel 1936 sorse la Casa d’Italia. Risulta che ben 4200 persone e gruppi locali contribuirono al progetto; quasi quanto era il numero delle famiglie italiane della comunità di Montreal di quegli anni.

Novembre 1936 : L’inaugurazione di un’istituzione culturale

history-5-romeNel 1934 il progetto di costruzione fu affidato all’architetto Patsy (Pasquale) Colangelo (1907-1984). Il 1mo novembre del 1936, in un’atmosfera comunitaria festosa, fu solennemente inaugurata la nuova ed elegante Casa d’Italia di Montréal, con la partecipazione delle autorità italiane, municipali, federali e religiose. Da allora l’edificio fù centro, di referenza, ricreativo e assistenziale della nostra comunità, nonché luogo d’incontro con i nostri amici, all’epoca “canadesi francesi”. In stile Art Déco, la nostra Casa d’Italia, nella sua eleganza abbelliva il quartiere, e nello stesso tempo era titolo di orgoglio, cuore palpitante e focolare della comunità italiana di Montréal dell’epoca.

1940-1945: Gli anni difficili

history-6-suitstopSin dalla costruzione, la “Casa’’ costituì in effetti, il nostro focolare comunitario. Purtroppo con la dichiarazione di guerra dell’Italia alla Gran Bretagna e ai suoi alleati, iniziò per la nostra comunità e per la ‘’Casa’’, un triste capitolo. Il Canada, quale membro del Dominion e alleato dell’Inghilterra, in conformità alla ‘’Legge sulle misure di guerra’’, il 10 giugno confiscò l’edificio e tutti i documenti comunitari. Dal 1940 al 1946, la Casa d’Italia fù sede dell’esercito canadese che ne fece una caserma. In questo breve lasso di tempo, la ‘’Casa’’ fù gravemente deturpata e tutta la documentazione sulla vita comunitaria andata smarrita.

1946-1947: Il dopoguerra e la riapertura della Casa d’Italia

history-7-suitsbottomNel dopoguerra la “Casa’’ fù restaurata rendendo possibile la sua riapertura alla comunità. Merito dell’illustre “amico della comunità’’, Camillien Houde e di un pugno di veterani ex internati, della comunità. Solo a Montréal, le autorità federali internarono più di 200 persone, per la maggior parte padri di famiglia, poiché considerati “nemici stranieri’’. Il resto della comunità subì angherie, discriminazioni e pregiudizi. Molti persero il loro posto di lavoro, altri videro i loro commerci boicottati e vandalizzati. In questo triste periodo, la comunità additata e vista con sospetto dalla gente, dalle autorità e i media locali, visse un periodo difficilissimo ove l’italianità non costituiva più un titolo di orgoglio, ma ingiustamente, un titolo di vergogna.

1950’s e 1960’s: Al servizio dei nuovi arrivati

history-8-capozziNell’ambito del processo di “reintegrazione’’ alla vita sociale “normale’’ dell’immediato dopoguerra, la comunità italiana di Montreal, chiese l’ottenimento della “sua Casa’’. Nel 1946, ancora una volta, Camillien Houde aiutò la nostra comunità, presentando un progetto di legge all’ Assemblea Legislativa del Québec, no 174. In seguito a ciò, nel 1947, la “nostra Casa’’ ritornò alla Comunità Italiana di Montréal; ancora una volta la vita comunitaria cominciò à palpitare trà le mura di quest’edificio; quanti immigrati, quanti nuovi arrivati nel secondo dopoguerra, soli e spaesati, al loro arrivo si son recati alla….Casa d’Italia, per assistenza.

Una volta annullato ufficialmente l’appellativo di “nemici stranieri’’ a tutta la nostra comunità, senza distinzione o ragione valevole, a partire dal 1949, la Casa ritornò ad esser indirizzo e ricorso per molti. Nel secondo dopoguerra vi fù l’arrivo massiccio del secondo dopoguerra di nuovi immigrati, provenienti in maggioranza dal meridione d’Italia, per i quali, fù giocoforza, stabilirsi intorno al Mercato Jean- Talon e alla Casa d’Italia. L’arrivo di questa nuova fiumana immigratoria italiana, equivaleva per la “Casa” a nuove sfide, nuovi compiti e una rinnovata missione da svolgere. Presto la Casa d’Italia ritornò ad essere sede di molte attività: assistenza, feste, celebrazioni, eventi culturali, disbrighi di pratiche, cerimonie nuziali e luogo d’incontro per eccellenza della nostra comunità.

history-10-trudeauI venti anni che seguirono hanno caratterizzato la crescita e l’integrazione della comunità alla vita montrealese. È frà le mura della Casa d’Italia che son stati concepiti e son stati creati i nuovi organismi comunitari, oggi tanto importanti per la comunità.

Lo sapevate?

Sin dalla sua fondazione, alla Casa d’Italia si son susseguiti ben 20 presidenti. Le presidenza più longeve son state quelle di: Sam Capozzi, 1979-1992, e quella di Gaby Mancini 1997-2010.

1979-1999 : La battaglia di Sam Capozzi e la crescita della Comunità

history-12-levesqueNel 1979, la Casa d’Italia si trovò in una situazione finanziaria delicatissima. Anche allora rischiò la confisca e la messa all’asta. Fortunatamente intervenne il signor Sam Capozzi, che da solo, grazie al suo saper fare ed ai suoi preziosi contatti a livello municipale, federale e soprattutto provinciale, riuscì a rimetter in rotta questa nostra ‘’navicella.’’ Non è esagerato annoverare la figura di Sam Capozzi frà i maggiori benefattori, anzi dovrebbe esser considerato co-fondatore della Casa d’Italia, poiché senza il suo intervento, oggi al nostra ‘’Casa’’ non sarebbe.

Nel 2006 la Casa d’Italia e la Fondazione comunitaria italo-canadese, lanciarono insieme una campagna di raccolta fondi, alfine di finanziare il rinnovo, il restauro e l’ingrandimento dell’edificio. Nel 2011 la “Casa,’’ rinnovata, ampliata e restaurata ha riaperto le porte dopo 16 mesi di lavori, celebrando nell’occasione il suo 75mo anniversario.

Ridefinire la Casa d’Italia: culla e cuore della nostra coscienza collettiva

A seguito dei lavori di ampliamento e restauro, la Casa d’Italia ha ottenuto il prestigioso: “Prix d’integration architecturale de l’OPAM (Operation patrimoine architecturale Montréal). In più, “l’International coalition of Art-Déco Society”, l’ha catalogata quale patrimonio Art-Déco di Montréal, per la sua caratteristica architetturale.

Preservare il patrimonio italiano in Canada, vuol dire rendere omaggio a chi ci ha preceduti e al loro operato, base e fondamenta del nostro avvenire.

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