Vincent Cammisano

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Alberto Gentile, un giovane determinato che ha incrociato la miseriamolte volte nella sua vita, lascia la sua casa natìa di Cattolica Eraclea nel 1911, per New York City. Come la maggior parte degli “uccelli di passaggio”, Alberto ha lavorato avanti e indietro così tanti anni fino a che, nel 1931, è tornato finalmente a casa e si è trasferito permanentemente con la sua famiglia. La parola “America”, sinonimo di terra di abbondanza, continuò comunque ad essere pronunciata, dibattuta e sognata attorno ai tavoli della famiglia Gentile prima e Cammisano poi.

Una volta finita la Seconda Guerra Mondiale le porte del Canada si aprirono all’immigrazione dei sud-europei, così Giuseppe Cammisano, accettando la sponsorship di sua sorella, può emigrare a Montreal, dove comincia a lavorare nel settore edilizio. Dopo sei mesi e fiumi di lettere tra Montreal e Cattolica Eraclea, lo raggiungono sua moglie e le due giovani figlie.

Ricominciare a Montreal

Così come tante famiglie italiane giunte in Canada nel periodo post-bellico, i Cammisano condividono assieme a diverse altre famiglie un piccolo appartamento nella Little Italy di Montreal. “Certo c’era lavoro in abbondanza ed opportunità per una crescita economica”, concede Vincent, ma queste non arrivavano senza duri sacrifici: lunghe ore di lavoro, interminabili faccende domestiche, responsabilità familiari e cura costante dei propri figli. Per poter contribuire al bilancio familiare, Giuseppina Gentile -così come tante madri immigrate- si adopera per una vicina amichevole nel prendersi cura dei bambini in sua assenza.

Vincent apprese presto l’etica del sacrificio e della perseveranza. Fin da adolescente, iniziò a lavorare sodo per guadagnarsi da vivere. Il ristorante Le Baron, a St.Leonard, fu il suo punto di partenza, da lì in un altro a downtown, per poi ritornare a studiare architettura e design al Technical College e all’Università di Montreal. Una volta laureatosi ed acquisito conoscenza ed esperienza in architettura e nel campo delle costruzioni, diede vita alla sua agenzia immobiliare, Campiz, con il suo socio in affari, Liborio Pizzucco. Fu durante questi anni che sposò la donna dei suoi sogni, Giuseppina Montanaro, e assistette alla nascita dei loro due bambini, Joseph e Maria.

“Eravamo molto uniti”

A Natale e per le altre festività, la famiglia si riuniva a casa dei nonni, dove più di settanta persone si affollavano in un piccolo bungalow. Là, ricorda Vincent, gli uomini sedevano da un lato del tavolo, le donne si ritrovavano in cucina per parlare e cucinare e i bambini sedevano felici sui gradini di casa, chiacchierando, scherzando e giocando con un nonnulla. Questo ambiente familiare era lo sfondo sul quale l’immigrazione proiettò Vincent e la sua famiglia, come in un nuovo corso che non contemplava solo il duro lavoro, la determinazione ed il successo, ma anche e forse in modo ancor più importante, l’unione e l’affetto.